
— Hai visto una donna alta così, con i capelli castani? — Lo domandavo a tutti, come il duellante che ripeteva «Cadroe delle Diciassette Pietre», fino a quando la frase perse il suo significato, simile al canto della cicala.
— Sì. Tutte le ragazze di campagna vengono qui.
— Sai il suo nome?
— Una donna? Ma certo, te ne posso far avere una.
— Dove l’hai perduta?
— Non ti preoccupare, la ritroverai presto. La fiera non è abbastanza grande perché ci si possa perdere veramente. Non avevate per caso appuntamento in qualche posto? Bevi un po’ del mio tè… sembri così stanco.
Cercai alla rinfusa una moneta.
— Non sei obbligato a pagare. Guadagno già abbastanza. Va bene, se proprio insisti. Solo un aes. Ecco.
La vecchia cercò nel grembiule e tirò fuori una manciata di monetine, quindi versò il te bollente in una tazza di terracotta e mi porse una cannuccia di metallo vagamente argentato. La rifiutai con un cenno.
— È pulita. Lavo sempre tutto, dopo che un cliente ha bevuto.
— Non ci sono abituato.
— Allora stai attento… il bordo scotta. Hai cercato vicino alla giuria? Là c’è sempre tanta gente.
— Dove c’è anche il bestiame? Sì. — Il tè in realtà era maté, arricchito di spezie e piuttosto amaro.
— Non sa che la stai cercando?
— Non penso. Anche se mi avesse visto, non avrebbe potuto riconoscermi. Io… generalmente non indosso vestiti come questi.
La vecchia sbuffò e rinfilò una ciocca di capelli grigi sotto il fazzoletto che le copriva la testa. — Alla fiera di Saltus? No, logicamente! Tutti mettono i vestiti più belli per una fiera, e una ragazza con un po’ di buon senso lo capirebbe. Hai guardato giù vicino all’acqua, dove tengono incatenato il prigioniero?
