
Il telone d’ingresso della tenda si sollevò e apparve l’imbonitore. — Sei ancora qui? Ci sono altri, fuori. — Fissò l’uomo verde con aria significativa e si ritirò.
— Allora ti devo congedare, altrimenti chiuderà lo sfiatatoio che lascia passare la luce del sole. Metto sempre in fuga i visitatori predicendo il loro futuro e adesso lo farò con te. Sei giovane e forte. Ma prima che questo mondo abbia girato dieci volte intorno al sole, tu sarai meno forte e non recupererai più la tua forza. Se avrai dei figli, avrai generato i tuoi nemici. Se…
— Basta! — dissi io. — Quella che mi stai predicendo è la sorte di tutti gli uomini. Rispondi sinceramente a una sola domanda e me ne andrò. Sto cercando una donna di nome Agia. Dove si trova?
L’uomo roteò per un momento gli occhi verso l’alto, mostrando sotto le palpebre due falci sottili di un verde pallido. Fu colpito da un leggero tremito; si alzò e allungò le braccia, protendendo le dita come ramoscelli, poi disse, lentamente: — Al di sopra del suolo.
Il tremito cessò e l’uomo tornò a sedersi: sembrava molto più vecchio e più pallido.
— Allora sei solamente un impostore — gli dissi, girandogli la schiena. — E io sono stato uno stupido ingenuo perché ti ho creduto, anche se solo per poco.
— No — sussurrò l’uomo verde. — Ascolta. Nel venire qui sono passato attraverso il vostro futuro e alcuni fatti mi sono rimasti impressi, anche se in maniera confusa. Ti ho detto solo la verità… e se veramente sei amico dell’alcalde di questo villaggio, ti dirò anche una cosa da riferire a lui, qualcosa che ho appreso dalle domande dei miei visitatori. Ci sono degli uomini armati che stanno cercando di liberare un tale di nome Barnoch.
Estrassi la mia cote dalla borsa che tenevo appesa alla cintura, la spezzai sulla sommità del palo a cui era legata la catena e gliene porsi una parte. L’uomo non capì subito che cosa fosse, poi vidi che comprendeva, perché sembrò irradiare una grande gioia, come se già si potesse godere la luce più intensa del suo giorno.
