
La donna, Morwenna, stava salendo la scala, preceduta dall’alcalde e seguita da un uomo che la pungolava con uno spiedo di ferro. Qualcuno, fra la folla, urlò un suggerimento osceno.
— …abbi pietà di coloro che non ebbero pietà. Abbi pietà di noi, che adesso non ne avremo.
Il caloyer aveva terminato. L’alcalde prese la parola. — In modo odioso e innaturale…
La voce era alta, molto diversa dalla tonalità che usava generalmente per parlare e dalla retorica che l’aveva permeata nel discorso davanti alla casa di Barnoch. Dopo aver ascoltato distrattamente per alcuni istanti — stavo cercando Agia fra la gente — mi resi conto che era spaventato. Avrebbe dovuto assistere da vicino a tutto quello che sarebbe stato fatto ai due prigionieri. Sorrisi, sebbene la maschera non lo rivelò agli altri.
— …di rispetto per il tuo sesso. Ma verrai marchiata su entrambe le guance, ti verranno spezzate le gambe e la testa ti verrà staccata dal corpo.
Mi augurai che avessero avuto abbastanza buon senso da capire che era necessario un braciere.
— Con il potere della somma giustizia conferito al mio indegno braccio dalla generosità dell’Autarca, i cui pensieri sono musica per i suoi sudditi, dichiaro… dichiaro…
Si era dimenticato le parole. Suggerii: — Che è venuto il tuo momento.
— Dichiaro che è venuto il tuo momento, Morwenna.
— Se hai una supplica da rivolgere al Conciliatore, esprimila adesso nel tuo cuore.
— Se hai una supplica da rivolgere al Conciliatore, esprimila.
— Se hai consigli per i figli delle donne, dopo questo non avrai più voce per darli.
