
Avevo avuto una lieve divergenza con l’alcalde a proposito del mio compenso; io avevo chiesto, oltre al pagamento anticipato di un quarto della cifra eseguito nel momento dell’ingaggio, di ricevere il saldo per ogni cliente dopo la sua morte. L’alcalde invece sosteneva di aver capito che il saldo mi sarebbe stato consegnato solo dopo la morte di tutti e tre i condannati. Io non avrei mai accettato simili condizioni, e mi piacevano ancora meno dopo l’avvertimento dell’uomo verde, che non avevo riferito per devozione a Vodalus. Ma quando minacciai di non salire sul palco il giorno seguente, ricevetti il denaro e la questione si risolse in maniera pacifica.
Io e Jonas eravamo seduti davanti a un piatto fumante e a una bottiglia di vino, la porta era chiusa e avevamo ordinato al locandiere di negare la mia presenza. Mi sarei sentito completamente a mio agio se il vino nella mia coppa non mi avesse riportato alla memoria quello molto più gustoso che Jonas aveva scoperto nella nostra brocca la sera precedente, quando io avevo guardato di nascosto l’Artiglio.
Jonas mi fissò, mentre scrutavo il liquido rosso chiaro, ne versò una coppa per sé e disse: — Ricordati che non sei responsabile per le sentenze. Se non fossi venuto qui, sarebbero stati puniti ugualmente, e forse avrebbero sofferto ancora di più, nelle mani di una persona inesperta.
Gli domandai a che cosa si riferisse.
— Capisco che sei turbato… quello che è successo oggi…
— Mi è sembrato che andasse bene — dissi io.
— Sai cosa disse la piovra uscendo dal letto d’alghe della sirena: Non metto in discussione la tua abilità… anzi. Ma sembri avere bisogno di rallegrarti un po’.
— Si è sempre un po’ depressi, dopo. Lo diceva anche il Maestro Palaemon, e ho scoperto che nel mio caso è vero. Lui diceva che si trattava di una funzione psicologica puramente meccanica, e allora mi pareva un ossimoro, ma adesso non sono più così sicuro che avesse ragione. Tu sei riuscito a vedere cos’è successo o ti hanno tenuto troppo occupato?
