È morto. L’uomo che ci ha dato quest’astronave, che ha promosso questo viaggio, che mi ha messo al mondo, è morto. L’uomo più importante che ci fosse a bordo. Morto. E fra due mesi arriveremo a destinazione. Fra due mesi sarebbe stato rianimato e finalmente l’avrei conosciuto. Invece è morto.

Due infermiere passarono svelte davanti al suo cubicolo, chiacchierando. Dan le ignorò. Quando, di lì a poco, sarebbe arrivato il medico capo, gli avrebbe detto che voleva andarsene dall’infermeria.

Dei colpetti alla porta lo svegliarono del tutto. Attraverso il vetroplastica, vide Joe Haller: il solito, fidato Joe, ottimo ingegnere e ottimo amico. Coi suoi capelli lunghi e la barba, non godeva delle simpatie degli anziani, ma era uno degli uomini più onesti e in gamba che ci fossero a bordo. Dopo Larry, era il migliore e più vecchio amico di Christopher. A un cenno di Dan, Joe aprì la porta ed entrò nell’angusto cubicolo, e poiché non c’era posto per una sedia, si mise in piedi vicino al letto.

— Come va? — chiese.

— Mica male — disse Dan. — Devo farmi dimettere, subito. Da quanto tempo sono qui?

— Oggi è il terzo giorno.

Dan sentì come una scossa in tutto il corpo. — Tre giorni? Ma allora il Consiglio…

— Si è già riunito. Larry è stato eletto presidente.

— Larry!

Joe si strinse nelle spalle ed evitò di guardare Dan negli occhi. — Lui c’era, tu non c’eri. Non so che cosa sia successo prima della riunione, che cosa abbia fatto Larry per convincere i consiglieri. Sembra, da voci che si sentono in giro, che abbia fatto sapere loro che voleva essere eletto, dicendo che la carica spettava a lui perché in questo momento tu eri malato e non eri in grado di reggerne la responsabilità.

Dan s’accasciò sul lettino.

Con aria preoccupata, Joe aggiunse: — Hanno… hanno fatto i funerali dei morti nell’incendio. Ieri.



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