
Quel migliaio di uomini e donne che erano svegli e attivi alloggiavano al livello 1. I sette livelli erano collegati da tubi.
L’infermeria era al livello 2, dove la gravità era poco meno di 1 g. A causa di questo, si provava un senso di piacevole leggerezza, che metteva di buon umore e, a detta dei medici, aiutava i malati a guarire.
L’infermeria occupava un lungo tratto del livello 2, e non aveva oblò aperti sull’esterno. La parete principale era costituita da videoschermi sui quali sfilavano in continuazione immagini della Terra: della vecchia Terra dei tempi in cui la prorompente popolazione non aveva ancora abbattuto le foreste, squarciato il suolo ricco di minerali, sparso dappertutto putride città.
Dan Christopher, seduto sul suo lettino, ondeggiava lievemente sul materasso imbottito di liquido. Aveva passato la mattina fra brevi sonni e brevi veglie. Quand’era stato svegliato la prima volta, per il controllo, dal sistema automatico di sensori al suo capezzale, i videoschermi fuori delle pareti di vetroplastica del suo cubicolo gli avevano presentato un impossibile cielo azzurro con un paesaggio d’aspre montagne bianche chiazzate di verde sotto un sole sfolgorante.
Dan sapeva che il sole era una stella, anche se non somigliava a nessuna delle stelle che aveva visto. Ora, a mattina inoltrata, la scena che aveva davanti agli occhi era una foresta verde cupo, dove il sole filtrava in polverose strisce e strani animali a quattro zampe s’aggiravano cautamente nel sottobosco.
Sprecano energia elettrica per farci vedere paesaggi si disse. Si sentiva intontito, un po’ per i sogni angosciosi che aveva fatto, un po’, immaginò, per i tranquillanti che dovevano avergli somministrato a palate. Ma sotto la calma piatta prodotta dai medicinali, sapeva di avere dentro un nodo di terrore e di rabbia.
