
Mise una mano sulla spalla della ragazza che lavorava a quella consolle. — Non riesci a far funzionare l’equipaggiamento d’emergenza?
La ragazza era esile, bruna di pelle e coi capelli cortissimi. Alzò la testa. — Avrebbe dovuto mettersi in funzione automaticamente. Ma non risponde. Ho tentato… — Aveva gli occhi sbarrati dalla paura, ansiosi.
— Non è colpa tua — disse Larry, calmo. — Non sentirti responsabile.
— Ma ci sono cinquanta uomini che dormono, là dentro!
Larry scosse la testa, e senza prendersi la briga di andare a controllare i dati dell’ambiente, disse: — Sono certamente morti, ormai, Tania. Non tormentarti.
Fece un passo e si rivolse al tecnico seduto alla consolle successiva. — Sei in contatto col gruppo Controllo Avarie?
— Sì… hanno inserito un telefono del corridoio centrale, appena fuori dello spazio sei.
— Che unità è?
— Quella di Mort Campbell, ma non c’è lui al telefono.
— Fammi parlare…
— È il sei che brucia? — Larry si voltò e vide Dan Christopher fermo sulla porta di fondo, all’estremità del ponte di comando. Per un istante, tutto parve fermarsi: i tecnici congelati alle consolle, gli altoparlanti zitti, i video immobili.
A prima vista, Larry e Dan sembravano fratelli. Larry era alto e magro, con i capelli scuri, che teneva tagliati corti, e gli occhi grigi, freddi come lo spazio. Dan era alto e magro come lui, ma aveva i capelli più chiari, un po’ ondulati, e lunghi fin quasi alle spalle. E i suoi occhi erano neri, profondi, lampeggianti. Tutti e due portavano la tuta da lavoro: Larry quella grigioazzurra del personale del Centro Comando e Vigilanza, Dan quella arancione vivo del gruppo Propulsione e Potenza.
