— È il sei? — chiese di nuovo Dan, a voce più alta.

Larry non rispose, annuì soltanto, lentamente.

— C’è mio padre, là!

Larry aveva intanto attraversato il pavimento di mattonelle di plastica e si era avvicinato a Dan. — C’è anche il mio! — disse, prendendogli un braccio. — Non ci puoi fare niente, Dan. Quelli del Controllo Avarie sono già là, ma…

— Mio padre!

Dan si strappò alla stretta e spalancò la porta. Larry rimase fermo, a guardarlo correre via lungo il corridoio, finché la porta non si richiuse da sola.

Poi, scuotendo tristemente la testa, Larry tornò alle consolle e agli schermi.

— Sei sempre in contatto col gruppo Controllo Avarie?

Il tecnico annuì e indicò, sopra la sua consolle, uno schermo al centro di sette, più grande degli altri. Vi si vedeva un ragazzo dall’aria spaventata che, tossendo per il fumo che lo avvolgeva, guardava qualcosa fuori campo.

— Che succede, lì? — chiese Larry brusco.

Il ragazzo trasalì, poi, voltandosi con la faccia allo schermo, disse: — Il signor Campbell e i suoi uomini sono dentro… Fino a pochi minuti fa dal portello uscivano fiamme, ma adesso si vede solo fumo.

— Qualcuno si è fatto male?

— Non so. Sono tutti dentro… non è uscito ancora nessuno.

— Hanno le maschere antifumo?

— Sì…

— La tua dov’è?

Il ragazzo parve di nuovo colto di sorpresa. — Io… ehm… è qui… ce l’ho…

In tono più mite, Larry disse: — Non credi che ti convenga metterla? Non può proteggerti, appesa alla cintura.

Accorgendosi che era chino sulla spalla del tecnico seduto, Larry si raddrizzò e gettò un’occhiata ai controlli dello stato dell’ambiente sulla consolle vicina: i visori erano vuoti, spenti.



3 из 132