– Su la testa, Capitano - mormorò Miles.

Immediatamente Thorne ritrovò il controllo e si fece freddo e corretto nel seguire lo sguardo di Miles, mentre la quaddie fluttuava all'indietro della barriera e congiungeva le due coppie di mani, chinando il capo per salutare l'uomo che si stava avvicinando. Perfino Miles accennò a mettersi cortesemente sull'attenti.

Georish Stauber, Barone Fell, era un uomo sorprendentemente vecchio per aver raggiunto così di recente quella posizione, e in carne ed ossa appariva ancora più anziano di quanto fosse parso nelle olografie che Miles aveva avuto modo di vedere durante la riunione informativa che aveva preceduto la missione. Il barone era quasi calvo, con una frangia di capelli bianchi che gli cingeva la testa lucida, ed aveva un aspetto grasso e gioviale che lo faceva sembrare il nonno di qualcuno… ma non quello di Miles, che era stato un uomo dal fisico sottile e rapace anche nella vecchiaia e il cui titolo di conte era stato estremamente reale e non la semplice etichetta di cortesia appiccicata ad un sopravvissuto dei Sindacati. Nel guardare il Barone Fell, Miies ricordò a se stesso che nonostante le guance rubizze e l'aspetto cordiale quell'uomo aveva scalato una montagna di cadaveri per arrivare a conquistare la posizione elevata che ora deteneva.

– Ammiraglio Naismith, Capitano Thorne, benvenuti alla Stazione Fell – tuonò il barone, sorridendo.

Miles gli rivolse un aristocratico inchino, imitato più goffamente da Thorne; nel notare il comportamento dell'amico, Miles si disse che la prossima volta avrebbe dovuto imitare la sua goffaggine, perché era sulla base di quei piccoli dettagli che si creavano… e si distruggevano… le identità fasulle.

– La mia gente si è presa cura delle vostre necessità?

– Sì, grazie – rispose Miles: fino a quel momento il barone si stava comportando come un vero e proprio uomo d'affari.



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