
– Mi sono pagata lavorando il viaggio fino alla Terra. Ero alla ricerca di un impiego e il Barone Fell mi ha assunta – spiegò la donna, scuotendo il capo come per respingere qualsiasi critica sottintesa, anche se Bel non ne aveva avanzate.
– Sei una vera quaddie?
– Hai sentito parlare del mio popolo? – chiese lei, inarcando le sopracciglia scure in un'espressione sorpresa. – La maggior parte delle persone che incontro qui pensa che io sia una stranezza artefatta - aggiunse, con una sfumatura di amarezza sardonica nella voce.
– Essendo un Betano – spiegò Thorne, schiarendosi la gola, – ho studiato la storia dell'iniziale esplosione della genetica con un interesse alquanto personale. Vedi, io sono un ermafrodita betano – aggiunse, schiarendosi nuovamente la gola e attendendo con ansia una reazione.
Dannazione, Bel non aspettava mai le reazioni altrui, si limitava a continuare per la sua strada e a lasciare che accadesse quel che doveva accadere.
Non interferirei in questo per tutto l'oro del mondo, si disse Miles, ritraendosi leggermente e sfregandosi le labbra per nascondere un sorriso che minacciava di affiorarvi alla vista di tutti gli atteggiamenti più mascolini di Thorne che tornavano ad asserirsi interiormente ed esteriormente.
La donna piegò il capo con fare interessato e sollevò una delle mani superiori per poggiarla contro la barriera scintillante, non lontano da quella di Bel.
– Davvero? Allora sei un genetico anche tu.
– Oh, sì. Dimmi, come ti chiami?
– Nicol.
– Nicol… tutto qui? Voglio dire… è un nome adorabile.
– La mia gente non usa cognomi.
– Ah. Senti… cosa fai dopo il ricevimento?
A quel punto purtroppo sopraggiunse un'interferenza.
