
– Come sempre, signore, sono a sua disposizione – sospirò Miles. – Cosa vuole sapere?
– Spiegami il perché del conto relativo alle apparecchiature per il prelevamento sul Gruppo Jackson.
– Credevo di aver dettagliato tutto nel rapporto che ho fornito all'epoca – obiettò Miles, cercando di ricordare.
– Dettagliato, sì… spiegato no.
– Abbiamo lasciato la metà di un carico di armi di classe superiore sui moli di attracco della Stazione Fell… se non lo avessimo fatto lei avrebbe potuto trovarsi con uno scienziato, una nave e un subordinato in meno.
– Davvero? – commentò Illyan, premendosi le dita contro le tempie e appoggiandosi allo schienale della sedia. – Perché?
– Ah… è una storia lunga e complicata – replicò Miles, sorridendo suo malgrado nel ricordarla. – Tutto questo potrà rimanere fra lei e me?
– D'accordo – assentì Illyan, annuendo.
Il labirinto
Nel contemplare l'immagine del globo che spiccava luminoso sullo schermo visore Miles incrociò le braccia e soffocò un brivido: il pianeta del Gruppo Jackson, luccicante, ricco, corrotto…
I Jacksoniani sostenevano che la loro corruzione era interamente importata e che se la galassia fosse stata disposta a pagare per la virtù quello che pagava per il vizio loro avrebbero trasformato il pianeta in un centro di pellegrinaggio. Dal suo punto di vista Miles riteneva che quel ragionamento somigliasse ad una discussione intesa a stabilire se fossero più marci i vermi o la carne putrescente di cui si nutrono. Tuttavia, se il Gruppo Jackson non fosse esistito la galassia avrebbe probabilmente dovuto inventarlo, e per quanto si mostrassero inorriditi i pianeti vicini non gli avrebbero permesso di esistere se in segreto non lo avessero considerato un'utile interfaccia con la loro sottoeconomia.
