
— Sapevano che sarei arrivato — disse Terry asciutto. — Mi avreste portato qui in ogni caso?
— Pero no! — disse Horta. — Ma esistono i telefoni. Appena siamo usciti dal negozio, qualcuno se ne è servito.
Gli uomini delle cassette erano scomparsi. Terry e Horta salirono a bordo. L’imbarcazione partì con un rombo e si diresse verso il centro del porto. Alla fonda c’erano una cannoniera filippina, un posamine e una portaerei americana, poi navi cisterna, qualche vecchia carretta e una quantità di naviglio minore. A due miglia di distanza un battello sovraccarico solcava le acque oleose. Il motoscafo puntò verso un lindo schooner di venti metri ancorato a un miglio da riva, che sembrava sempre più grande e luccicante man mano che la lancia si avvicinava.
Il motoscafo passò sotto la poppa del battello, dove si leggeva il nome “Esperance”, accostò, e un uomo in camiciotto e calzoni bianchi prese la cima.
Disse allegramente: — Come va, signor Holt? — Poi salutò con un cenno Horta. — Lieto di vedervi, capitano. — Tese la mano a Terry quando balzò sul ponte. — Mi chiamo Davis. I vostri bagagli saranno sistemati immediatamente a bordo.
Spuntarono due giovanotti in blue-jeans e capelli cortissimi, che presero in consegna il mucchio di scatole e cassette preparate da Terry e Horta.
— Avete tutto quanto vi occorre? — si preoccupò Davis. — C’è qualche altro aggeggio che potrebbe farvi comodo?
