
— Che cosa sono?
— Microfoni sottomarini per i pescherecci — spiegò Terry. — II nome non dice molto. Si tratta di apparecchi che registrano i rumori subacquei e permettono di avvistare gli scogli anche a grande distanza, cosa che può essere utilissima. E poi ci sono dei pesci che emettono dei suoni particolari, e i pescatori li individuano con le “orejas” e li prendono.
Non ditemi che vi interessano queste cose!
La ragazza si illuminò.
— Ma sì! O almeno qualcosa di molto simile. Date un’occhiata a questo e vedrete subito che cosa vuole mio padre.
Posò il pacco su un congelatore e lo aprì. Dentro c’era una specie di pagaia ricurva, col manico, lunga circa un metro, di un legno chiaro e fibroso. Nella parte convessa aveva delle profonde tacche trasversali di forma particolare.
— Una pala per guidare i pesci — spiegò lei. — Viene da Alua.
Terry la esaminò. Sapeva vagamente che Alua era un’isola dalle parti di Bohol.
— Naturalmente serve per attirarli — disse, — anzi, per convogliarli. I pescatori scendono dove l’acqua è bassa e si mettono in fila. Poi battono la superficie con queste pale. I pesci cercano di sfuggire al rumore e i pescatori li instradano dove vogliono, cioè nelle reti. Ho provato anch’io. Avevo il costume e mi sono sentita sulla pelle una specie di formicolio, come un solletico molto fastidioso e pungente. Non mi stupisce che i pesci cerchino di scappare!
Terry esaminò l’oggetto.
— E allora?
— Probabilmente queste pale producono un effetto particolare: forse delle onde speciali?
— Forse — ammise lui, — però…
— Vorremmo qualcosa di simile, ma capace di funzionare su scala più vasta. Non una pagaia, naturalmente, qualcosa di più grosso, di più resistente e soprattutto in grado di funzionare continuamente. Vogliamo convogliare il pesce in branchi e questa pala ha effetti troppo limitati.
