
La madre sospirò. Era duro, ma conosceva la legge. Eppure… Questa era la quarta volta che partoriva, e forse non avrebbe mai provato cosa volesse dire guardare e aspettare con un misto d’orgoglio e di terrore i suoi figli che si avventuravano fuori con gli altri giovani maschi per depredare il territorio dei giganti, portando indietro il bottino dalla grande Caverna-del-Cibo, dal Luogo-delle-Cose-Verdi-che-Crescono, o perfino preziosi frammenti di metallo luccicante dal Luogo-della-Vita-che-Non-è-Vita.
Si aggrappò a una debole speranza.
«La sua testa è come quella d’un gigante? Non potrebbe essere, non credi, che i giganti siano dei Diversi? L’ho sentito dire».
«E se anche così fosse?»
«Soltanto questo. Forse crescerà per diventare un gigante. Forse combatterà contro gli altri giganti per noi, per la sua gente. Forse…».
«Forse Sterret lo lascerà vivere, vuoi dire». Skreer produsse quel suono breve e spiacevole che fra la sua gente passava per una risata. «No, Weena. Deve morire. Ed e passato molto tempo dall’ultimo banchetto…»
«Ma…»
«Basta. Oppure vuoi diventare anche tu carne per la tribù? Potrei anche desiderare una nuova compagna, che mi dia figli sani e robusti, non mostri!»
Il Luogo-d’Incontro era quasi deserto quando Skreer e Weena, lei con Shrick rannicchiato strettamente fra le sue braccia, entrarono. Due altre coppie si trovavano là, ognuna con i propri figli. Una delle madri reggeva due bambini, ognuno dei quali pareva normale. L’altra ne aveva tre, il suo compagno ne reggeva uno.
Weena la riconobbe come Teeza e le rivolse un mesto sorriso di comprensione quando vide che il bambino portato dal suo compagno sarebbe stato certamente condannato da Sterret, quando questi avesse scelto di farsi vivo, giacché, era forse ancor più ripugnante del suo Diverso, avendo due mani all’estremità di ogni braccio.
