Skreer si avvicinò a uno degli altri maschi, lui che non reggeva nessun bambino.

«Da quanto tempo aspettate?» chiese.

«Molti battiti di cuore. Noi…»

La guardia piazzata alla porta dalla quale giungeva la luce dell’interno sibilò un ammonimento: «Silenzio! Sta arrivando un gigante!»

Le madri strinsero a sé i propri figli ancora più forte, la pelliccia si drizzò a entrambe per il terrore superstizioso. Sapevano che, se avessero conservato un perfetto silenzio, non ci sarebbe stato nessun pericolo, e che anche se si fossero traditi con qualche leggero rumore, non vi sarebbe stato un pericolo immediato. Non erano soltanto le dimensioni a render pericolosi i giganti, ma anche i poteri sovrannaturali che, si sapeva, possedevano. Il cibo-che-uccide aveva sterminato parecchi membri incauti della tribù, e c’erano inoltre i loro congegni d’un’astuzia diabolica che schiacciavano e maciullavano chiunque, del Popolo, fosse così poco saggio e avido da sforzarsi di acchiappare i gustosi bocconi lasciati esposti su una specie di piccola piattaforma. Malgrado vi fossero quelli i quali sostenevano che in quest’ultimo caso il rischio valeva ben la pena, poiché i grani gialli portati via dai molti sacchi della Caverna — del — Cibo erano, sì, nutrienti, ma quanto di più monotono si poteva immaginare.

«Il gigante è passato!»

Prima che la gente radunata li, nel Luogo-d’Incontro, avesse potuto riprendere il discorso, Sterret sbucò fuori dall’ingresso della sua caverna. Reggeva con la destra il bastone del suo ufficio, una bacchetta dritta fatta di quel materiale duro ed elastico che divideva il territorio del Popolo da quello dei Giganti. Aveva una punta acuminata.

Era vecchio. Era Sterret.

Quelli, fra loro, che erano nonni, avevano udito i loro nonni parlare di lui. Per generazioni era sopravvissuto agli attacchi dei giovani maschi gelosi delle sue prerogative di capo, e alle aggressioni, peraltro più rare, dei genitori scontenti dei suoi verdetti come Giudice dei Nati. In questi casi isolati, tuttavia, non aveva niente da temere, poiché la stessa tribù si era sempre sollevata tutta insieme per fare a pezzi i colpevoli.



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