
«Ecco il vostro banchetto», ripeté.
Fu Grosse-Orecchie che, strappata una lancia a una delle guardie, con un rapido colpo liquidò la tremante Senza-Coda.
«Sono la tua compagna», disse Wesel.
Senza-Pelo la prese tra le braccia. Si sfregarono i nasi. Non fu il sangue del vecchio capo, che ancora l’imbrattava, a causarle un lieve tremore. Fu la sensazione di quel corpo disgustosamente glabro contro il suo.
Già il Popolo stava squartando e dividendo i due corpi e litigava per la spartizione delle succulente spoglie.
C’era una, fra quelle del Nuovo Popolo, che, se le differenze dal ceppo razziale fossero state soltanto psicologiche, sarebbe stata trucidata già da tempo. Malgrado i suoi tre occhi, se avesse esercitato il suo dono in maniera imprudente, avrebbe senz’altro conosciuto la morte. Ma, come le sue simili in società ben più civilizzate, faceva bene attenzione a raccontare, a quanti venivano da lei, soltanto ciò che desideravano sentire. Ma anche qui esercitava il suo riserbo.
L’esperienza le aveva insegnato che la conoscenza anticipata degli eventi futuri spesso dava risultati del tutto imprevisti, nella gente. Ciò la infastidiva. Meglio la sventura nel flusso principale del tempo che il benessere in una diramazione secondaria.
Per questo Tre-Occhi andò da Senza-Pelo e Wesel.
Prima che il capo potesse fare anche una sola domanda, la veggente sollevò una mano scarna.
«Tu sei Shrick», gli disse. «Così ti chiamò tua madre. Shrick, l’Uccisore-di-Giganti».
«Ma…»
«Aspetta. Tu vuoi chiedermi della tua guerra contro il Popolo di Tekka. Continua con i tuoi piani. Vincerai. Poi combatterai contro la tribù di Sterret il Vecchio. E ancora una volta vincerai. Diverrai il Signore dell’Esterno. E poi…»
«E poi?»
«I giganti sapranno del Popolo. Molti del Popolo, ma non tutti, morranno. Tu combatterai contro i giganti. E tu ucciderai l’ultimo dei giganti, ma lui precipiterà il mondo in… Oh, se soltanto potessi farti vedere! Non abbiamo parole per descriverlo!»
