«Di nuovo! Di nuovo! È quello il suo punto debole!»

Annaspando alla cieca cercò lo stesso punto. E Zanna-Grossa aveva paura, di ciò non c’era dubbio. Torse di scatto la testa, cercando di coprire la propria vulnerabilità. Tornò a uggiolare, e Senza-Pelo seppe che la battaglia era sua. Le sue dita sottili e robuste, dalle unghie taglienti, affondarono nella carne e la straziarono. Là non c’era pelo, e la carne era tenera. Sentì il caldo sangue sgorgare sotto le sue mani. Il capo cacciò un urlo terribile, poi la sua stretta ferrea cessò d’un tratto. Prima che Zanna-Grossa potesse usare le mani o i piedi per scagliare lontano da sé Senza-Pelo, il suo nemico, questi si era girato di scatto e, ghermendo pelle e pelo con ciascuna mano, affondò i denti nel collo dell’altro. E i denti trovarono la giugulare. Quasi subito gli ultimi, disperati tentativi di lotta del capo cessarono.

Senza-Pelo bevve a lungo e con soddisfazione.

Poi, ancora imbrattato di sangue, scrutò, ansante, il Popolo davanti a lui.

«Io sono il capo», dichiarò.

«Tu sei il capo!» gli risposero in coro.

«E Wesel è la mia compagna».

Questa volta il Popolo esitò.

Il nuovo capo udì levarsi i mormorii tra la folla… «Il banchetto… Zanna-Grossa è vecchio e duro… Dobbiamo esser defraudati, dunque?…»

«Wesel è la mia compagna», ripeté. Poi… «Ecco il vostro banchetto».

Pur all’apice del suo potere, quasi non sopportò gli occhi afflitti di Senza-Coda, la tremenda sensazione di essersi posto, con le sue parole, fuori di tutte le tradizioni, di tutte le Leggi.

«Al di sopra della legge», gli bisbigliò Wesel.

Temprò il proprio cuore.



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