
«È un nome che preferisco a Senza-Pelo», dichiarò Wesel.
«Shrick, signore dell’Esterno. Shrick, Signore del Mondo. Shrick, l’Uccisore-di-Giganti…»
S’interruppe. Poi disse, lentamente: «Ma la Fine…»
«Varcherai quella porta quando ci arriverai».
La guerra contro il Popolo di Tekka era cominciata.
Lungo le caverne e le gallerie si riversarono le orde da incubo di Shrick. La fioca luce rivelava soltanto in parte i loro corpi sgraziati, gli arti che spuntavano dove non avrebbe dovuto essercene nessuno, teste simili a qualcosa uscito da sogni semi-dimenticati.
Erano tutti armati. Ogni maschio e ogni femmina portava una lancia, e già questa era un’innovazione sorprendente nelle guerre del Popolo, poiché il metallo tagliente, col quale venivano fatte le punte delle armi, era difficile da trovare. Era vero che un’asta del materiale con cui era fatta una Barriera poteva venir affilato, ma in una battaglia campale era più un peso che un vantaggio. Al primo colpo la punta si sarebbe rotta, lasciando il combattente con un’arma assai inferiore allo stesso armamentario naturale dei denti e degli artigli.
Il fuoco era una novità per il popolo — ed era stato Shrick a portare il fuoco. Per lunghi periodi aveva spiato i giganti nel Luogo-delle-Piccole-Luci, li aveva visti tirar fuori dalle borse delle loro pellicce piccoli congegni luccicanti, dai quali, quando una piccola sporgenza veniva premuta, usciva una minuscola fiammella luminosa. E li aveva visti portare questa luce fino all’estremità di strani bastoni bianchi che essi parevano succhiare. E l’estremità del bastone ardeva, e c’erano nuvole… simili alle nuvole che uscivano dalla bocca di quelli del Popolo in alcune delle caverne del Lontano Esterno, dove faceva molto freddo. Ma queste nuvole erano fragranti e parevano esercitare uno strano potere calmante.
