Uno dei giganti aveva perduto la sua piccola fiamma lucente. L’aveva accostanta a uno dei bastoni bianchi, aveva poi fatto per riporla nella sua borsa, ma la sua mano aveva mancato l’apertura. Il gigante non se n’era accorto. Stava facendo qualcosa che attirava tutta la sua attenzione — ma per quanto avesse sforzato gli occhi e l’immaginazione, Shrick non aveva potuto vedere cos’era. C’erano strane macchine scintillanti attraverso le quali scrutava intento le Piccole Luci al di là della Barriera trasparente… oppure si trovavano all’interno della Barriera? Nessuno era mai stato capace di decidere. C’era qualcosa di vivo, là, che non era vivo e ticchettava. C’erano fogli di pelle bianca e sottile sui quali il gigante faceva dei segni neri con un bastone acuminato.

Ma Shrick perse presto interesse a quegli strani riti, che non avrebbe mai potuto sperare di capire. Tutta la sua attenzione si stava concentrando sullo scintillante bottino che stava andando molto lentamente alla deriva verso di lui, spinto da qualche occasionale vortice d’aria.

Quando parve che si sarebbe infilato con precisione dentro la porta alla quale Shrick era in attesa, virò. E Shrick, per quanto temesse quelle pseudo-vite che ronzavano e ticchettavano tutt’intorno, balzò fuori. Il gigante, impegnato in una sua qualche stregoneria, non si accorse di lui. Shrick in un attimo fu accanto al trofeo galleggiante, e se lo strinse al petto. Era più grande di quanto gli era parso, poiché era stato piccolo soltanto in rapporto alle gigantesche dimensioni del precedente proprietario. Ma non era troppo grande da non poter passare attraverso la porta della Barriera. Trionfante, Shrick lo trasportò fino alla sua caverna.



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