
Alla fine, i suoi esploratori portarono la notizia che le forze di Shrick erano in movimento. Incurante, perché convinto del peso schiacciante della sua forza militare, Shrick disdegnava ogni soluzione che non comportasse un attacco frontale. Forse avrebbe dovuto esser messo sul chi vive dal fatto che tutti gli orifizi che avevano fatto trasparire la luce dall’Interno erano stati tappati, e la galleria lungo la quale stava avanzando era immersa nell’oscurità più totale.
Tuttavia, ciò l’ostacolava assai poco. Il corpo di lancieri scelti che avanzò per primo a contrastarlo, combatteva in maniera convenzionale: furono inesorabilmente respinti, lasciando dietro di sé morti e feriti. Ognuna delle due parti si affidava, molto più che alla vista, all’odore e all’udito e a una sorta di percezione extrasensoriale posseduta da molti, se non da tutti, i membri del Popolo. E a distanza ravvicinata, ciò era più che sufficiente.
Shrick non era fra quelli dell’avanguardia — quell’onore era stato riservato a Grosse-Orecchie, il suo generale sul campo. Se fosse toccato a lui decidere, si sarebbe trovato in prima linea, ma Wesel asseriva che il capo era molto più importante di un semplice lanciere, e doveva venir protetto da inutili rischi. Shrick era stato più che disposto a lasciarsi convincere.
Circondato dalla sua guardia, con Wesel al fianco, il capo seguiva a distanza le fasi della fragorosa battaglia. Fu piuttosto sorpreso, quando gli fu riferito il numero apparente dei nemici, ma suppose che quella fosse soltanto un’azione per guadagnar tempo e che Sterret avrebbe opposto la sua ultima resistenza nel Luogo-d’Incontro. Nella sua arroganza, non gli venne mai in mente che anche altri, come lui, potessero portare innovazioni alla guerra.
