D’un tratto, Wesel gli strinse il braccio.

«Shrick! Pericolo… dal fianco!»

«Dal fianco? Ma…».


Vi fu uno strillo acuto, e un’enorme sezione della galleria crollò verso l’interno. Quel materiale spugnoso era in fogli sottili, e galleggiò in mezzo alle guardie, ostacolandone i movimenti. Poi, guidati da Sterret in persona, i difensori sciamarono fuori. Come montanari, erano legati insieme da corde, poiché in quel combattimento al buio la loro migliore speranza era quella di mantenere uno schieramento ordinato e compatto. Separati, sarebbero facilmente caduti preda del numero straripante dell’orda di Shrick.

Con lance e mazze colpivano tutt’intorno a sé, gagliardamente. Già al primo battito di cuore quello scontro avrebbe visto la morte di Shrick, e fu soltanto la pelliccia non lavorata di Trillo, rigida e puzzolente di sangue rappreso, che gli salvò la vita. Ma anche così, la lama di Sterret penetrò in quella rozza armatura e, ferito in modo assai doloroso, Shrick si ritirò vacillando dalla battaglia.

In testa allo schieramento, Grosse-Orecchie vedeva le cose prendere una piega del tutto diversa da quella da lui desiderata. I rinforzi di Sterret si erano ormai riversati in tutta la galleria, e lui non osò tornare indietro a dar man forte al suo capo. E le mazze di Sterret stavano avendo il loro effetto. Sfregi, graffi e lacerazioni, quelli il Popolo riusciva a capirli… ma un colpo schiantante era qualcosa di nuovo e orribile.

Fu Wesel a salvare quella giornata campale. Aveva portato con sé il congegno che creava la piccola fiamma. Era stata sua intenzione provarne gli effetti su quei pochi prigionieri che si sarebbero fatti in quella guerra… era troppo astuta per sperimentare su qualcuno del Nuovo Popolo, gente, ad esempio, che avesse provocato lo scontento suo o del suo compagno.



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