
Falcón aveva percorso il corridoio che portava dall'ingresso allo studio di Raúl Jiménez, cercando di prepararsi psicologicamente ma senza sapere come farlo. Davanti al soggiorno aveva aggrottato la fronte, perplesso: la stanza era completamente vuota. Si era girato verso Calderón che, in quel momento, gli voltava le spalle, intento a dettare qualcosa alla secretaria del Juez mentre il Médico Forense ascoltava. Falcón si era affacciato alla sala da pranzo e aveva trovato vuota anche quella.
«Stavano traslocando?» aveva domandato.
«Claro, Inspector Jefe», aveva risposto Calderón, «gli unici mobili rimasti nell'appartamento sono un letto nella camera di uno dei ragazzi e quelli dello studio del signor Jiménez.»
«Significa che la signora Jiménez si trova già nella nuova casa con i figli?»
«Non ne siamo sicuri.»
«Il mio assistente, l'Inspector Ramírez, sarà qui a minuti. Lo mandi subito da me.»
Falcón aveva continuato fino alla fine del corridoio, all'improvviso consapevole dell'eco prodotta da ogni passo sul parquet dell'appartamento vuoto, lo sguardo ipnotizzato da un gancio che spuntava dalla parete nuda all'estremità del corridoio. Sotto di esso un riquadro appariva più chiaro della superficie circostante, un dipinto o uno specchio tolto da poco. Falcón si era infilato i guanti da chirurgo, tirandoli su fino ai polsi e flettendo le dita, poi era entrato nello studio e, alzando lo sguardo, si era trovato davanti il viso orripilante di Raúl Jiménez che lo fissava.
Era cominciato tutto allora.
E non perché avesse ripensato a quel momento rendendosi conto solo in seguito che aveva rappresentato una svolta. Il cambiamento non era stato così sottile. Dentro di lui era scattato qualcosa che si era fatto sentire immediatamente. Il sudore gli aveva bagnato le mani all'interno dei guanti ed era comparso in un punto della fronte, proprio sotto l'attaccatura dei capelli; il battito rumoroso del cuore lo aveva paralizzato e l'ossigeno nell'aria aveva cominciato a scarseggiare. Iperventilazione per qualche secondo, un pizzico sulla gola per agevolare l'inspirazione: il corpo gli stava comunicando che doveva avere paura, mentre il cervello lo rassicurava affermando che non ne aveva motivo.
