
— Farai un monumento funebre per me? — chiese Semph.
Linah annuì. — È tradizionale.
Semph sorrise dolcemente. — Allora fallo per loro; non per me. Sono stato io a ideare il veicolo della loro morte, e non ne ho bisogno. Ma scegli uno di loro: uno non molto importante, ma che possa significare tutto per loro, se lo scopriranno e se capiranno. Erigi in mio nome il monumento a quello. Lo farai?
Linah annuì.
— Lo farai? — chiese Semph. Aveva gli occhi chiusi, e non aveva potuto vedere il cenno.
— Sì, lo farò — disse Linah.
Ma Semph non poteva udirlo. Il flusso incominciò e finì, e Linah rimase solo nella conca di silenzio e di solitudine.
La statua venne collocata su un lontano pianeta di una stella lontana, in un tempo che era antico, sebbene non fosse ancora nato. Esisteva nelle menti degli uomini che sarebbero venuti più tardi. O mai.
Ma se fossero venuti, avrebbero compreso che l’inferno era con loro, che vi era un Paradiso che gli uomini chiamavano Paradiso, e che in esso vi era un centro dal quale fluiva tutta la follia; e che entro quel centro, vi era pace.
Tra le macerie di un edificio devastato che era stato una fabbrica di camicie, in quella che era stata Stoccarda, Friedrich Drucker trovò una cassetta multicolore. Reso pazzo dalla fame e dal ricordo di essersi nutrito per settimane di carne umana, l’uomo cercò di strappare il coperchio della cassetta con i moncherini insanguinati delle dita. Quando la cassetta si aprì, alla pressione esercitata su un certo punto, mille cicloni eruppero davanti al volto atterrito di Friedrich Drucker. Cicloni e forme scure, alate, senza volto, che sfrecciarono via nella notte, seguite da un’ultima spira di fumo purpureo che esalava un forte odore di gardenie putrefatte.
Ma se fossero venuti, avrebbero compreso che l’inferno era con loro, che vi era un paradiso che gli uomini chiamavano Paradiso, e che in esso vi era un centro dal quale fluiva tutta la follia; e che entro quel centro, vi era pace.
