
Alla fine diventò impossibile, e il pazzo si arrese. La vasca si riempì più rapidamente, e la forma fremette e si alterò e si contrasse, e poi vi fu la sovrapposizione della forma di un uomo su quella del drago a sette teste. Poi la vasca si riempì per tre quarti, e il drago divenne un’ombra sommersa, un accenno, una parvenza di quello che era stato all’inizio del drenaggio. Ormai la forma d’uomo diventava sempre più dominante a ogni secondo.
Finalmente la vasca si riempì completamente, e un uomo normale giaceva sul podio: respirava pesantemente, a occhi chiusi, con i muscoli che sussultavano involontariamente.
— È drenato — disse Semph.
— È tutto nella vasca? — chiese sottovoce Linah.
— No, non ce n’è neppure un poco.
— Allora…
— Questo è il residuo. Innocuo. Reagenti purificati da un gruppo di sensitivi lo neutralizzeranno. Le essenze pericolose, le linee di forza degenerate che costituivano il campo… non ci sono più. Sono già state drenate.
Per la prima volta, Linah assunse un’espressione turbata. — E dov’è andato, tutto quanto?
— Tu ami il tuo simile uomo, dimmi?
— Ti prego, Semph! Ti ho chiesto dov’è andato a finire… quando è andato a finire?
— È io ti ho chiesto se ti stavano a cuore gli altri.
— Conosci la mia risposta… conosci me! Voglio sapere, dimmelo; quello che sai, almeno. Dove… quando?
— Allora mi perdonerai, Linah, perché anch’io amo i miei simili. In qualunque tempo fossero, in qualunque tempo siano: ci sono costretto, io lavoro in un campo inumano, e debbo aggrapparmi a questo. Quindi… mi perdonerai…
— Che cosa hai intenzione di…
In Indonesia c’è una frase per indicarlo: Djam Karet… l’ora che si prolunga.
Nella Stanza di Eliodoro, in Vaticano, la seconda delle grandi sale progettate per papa Giulio II, Raffaello dipinse (e i suoi allievi lo completarono) un magnifico affresco, raffigurante lo storico incontro tra papa Leone I e l’unno Attila, nell’anno 452.
