La crisalide color ambra sbiadì e svanì, e gli uomini divennero incorporei e sparirono. Riapparvero tutti nella sala di drenaggio. Il podio luminoso era vuoto. La culla ambrata si posò senza far rumore, e la sostanza fluì via, dileguandosi e lasciando scoperto il drago.

Il pazzo tentò disperatamente di muoversi, di alzarsi di peso. Sette teste fremettero inutilmente. La pazzia che era in lui ebbe la meglio sui tranquillanti: fu preso da una frenesia ardente, dalla furia, da un odio cremisi. Ma non poteva muoversi. Poteva solo conservare la propria forma.

Semph girò la fascia che portava al polso sinistro. Divenne luminescente, di un color oro cupo. Il suono dell’aria che si precipitava a riempire il vuoto saturò la camera. Il podio era immerso in una luce argentea che sembrava scaturire dall’aria stessa, da una sorgente sconosciuta. Il drago venne inondato dalla luce d’argento, e le sette grandi bocche si aprirono una volta sola, scoprendo cerchi di zanne. Poi gli occhi dalle doppie palpebre si chiusero.

Il dolore, dentro le sue teste, era mostruoso. Uno strattone terribile, che diventò il risucchio di un milione di bocche. I suoi cervelli venivano aspirati, premuti, compressi, e poi ripuliti.

Semph e Linah distolsero lo sguardo dal corpo pulsante del drago, lo volsero verso la vasca di drenaggio nella parte opposta della sala. Mentre la guardavano, cominciò a riempirsi, dal fondo. Si riempiva di una nube turbinante quasi incolore, simile a fumo, irradiata di scintille. — Ecco — disse Semph, sebbene non ce ne fosse bisogno.

Linah staccò gli occhi dalla vasca. Il drago dalle sette teste canine si stava increspando. Come se lo vedessero attraverso un’acqua poco profonda, il pazzo stava incominciando a modificarsi. Via via che la vasca si riempiva, faticava sempre di più a mantenere la propria forma. Più densa diventava la nube di materia scintillante, e meno era costante la forma dell’essere sul podio.



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