— Perché la guerra è necessaria? — domandai a Hermund Philomel, marito di Diana.

— Perché quei maledetti l'hanno voluta - brontolò lui. Parlava arrotando i denti e muovendo i muscoli delle guance. Quasi privo di collo, aveva una barba sottocutanea che sfidava crema depilatoria, lametta, rasoio. Le sue mani erano grandi una volta e mezzo le mie e molte volte più robuste.

— Capisco — dissi.

— I maledetti Ouster l'hanno voluta - ripeté e passò in rassegna per me i punti principali della sua tesi. — Ci hanno rotto i coglioni su Bressia e ora ci rompono le palle su… su comesichia…

— Il sistema di Hyperion — disse sua moglie, senza mai staccare lo sguardo dal mio.

— Già — convenne il suo signore e marito. — Il sistema di Hyperion. Ci hanno rotto le palle e ora dobbiamo andare laggiù a far vedere che l'Egemonia non ci sta. Chiaro?

Ricordai che, da ragazzo, ero stato mandato a Enfield, alla scuola secondaria John Clarke, e che lì c'era più di un paio di bulli come lui, dal cervello di gallina e dai pugni come prosciutti. Appena giunto, li evitai o cercai di vivere in pace con loro. Dopo la morte di mia madre, quando tutto il mio mondo cambiò, andai a caccia di loro anche se ero più piccolo, stringendo sassi nel pugno; e mi rialzai da terra per picchiare di nuovo, anche con il naso sanguinante e i denti che ballavano.

— Chiaro — dissi piano. Il piatto era vuoto. Alzai la coppa di champagne scadente per un brindisi a Diana Philomel.

— Mi ritragga — disse lei.



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