
Annie McCaffrey
La cerca del Weyr
Si svegliò, gelata. Più fredda del gelo emanato dalle mura di pietra, viscide d’umidità, dello stanzone. Si trattava della precognizione di un pericolo che si annunciava ancora più grave di quello che dieci Giri prima l’aveva spinta a nascondersi terrorizzata nel fetido covo del wher da guardia.
Irrigidita da quel pensiero, Lessa rimase distesa sul puzzolente pagliericcio del magazzino dei formaggi, dove dormiva con le altre sguattere. Quel presagio era incalzante, diverso da qualunque altro presentimento. Sfiorò il raggio d’azione del wher da guardia, che perlustrava il cortile. Era teso, ma non sembrava che avesse notato qualcosa di insolito.
Lessa si raggomitolò nel tentativo di alleviare la tensione delle spalle e contemporaneamente si costrinse a rilassare ogni muscolo per poter pensare al pericolo che l’aveva svegliata. Rimase comunque immobile per non allarmare il sensibile wher da guardia.
Il pericolo certamente non era all’interno della Fortezza di Ruatha. E non si stava avvicinando neppure al perimetro esterno della Fortezza, dove l’erba si era insinuata tra le ferite del selciato, che testimoniavano la decadenza dell’edificio. Non stava avanzando lungo il sentiero, usato pochissimo, che saliva dalla valle, e non era neanche in agguato nelle case dei popolani, situate ai piedi del precipizio. Non avvertiva il suo odore portato dal vento che soffiava dalle spiagge di Tillek. Eppure quella sensazione di pericolo faceva vibrare i suoi sensi, scuotendo ogni nervo del suo corpo, più lontano di quanto si fosse mai spinta. Qualunque fosse la minaccia, per il momento non si trovava a Ruatha. E comunque si annunciava in modo assolutamente nuovo, quindi non si trattava di Fax.
