
Il Connestabile, sul punto di frustare il capo tessitore si volse stupefatto. Il messaggero, un contadino proveniente dalle zone di confine, era tanto eccitato che arrivò persino ad afferrarlo per un braccio.
— Come hai osato abbandonare la fattoria? — il Connestabile lo colpì con la frusta tanto violentemente che quello cadde a terra e si allontanò a carponi per evitare il secondo colpo. — Dragonieri, eh? Sì, sì. E Fax? Uh, proprio. Ma se evita Ruatha! Tieni! — sottolineò ogni battuta con una frustata e prese persino a calci lo sventurato. Si volse, senza fiato, verso il tessitore e le guardie con occhi minacciosi. — Come ha fatto ad arrivare qui con una simile menzogna? — Si diresse verso la porta e stava per afferrare la maniglia quando quella si aprì di colpo. Bianco in volto, l’ufficiale che si precipitò dentro quasi travolse il Connestabile.
— Dragonieri! Draghi su tutta Ruatha! — farfugliò agitando furiosamente le braccia. Anche lui prese il connestabile per un braccio e lo trascinò fuori per farlo constatare di persona.
Lessa finì di raccogliere la cenere. Era un’occasione unica. Doveva umiliare Fax al punto da costringerlo a rinunciare a ogni pretesa sulla fortezza davanti ai dragonieri. Poi avrebbe rivendicato i suoi diritti.
Doveva stare molto attenta. I dragonieri erano persone diverse da tutti gli altri. Non si lasciavano accecare dalla rabbia né dalla paura. Che gli sciocchi dessero pure fede a tutte le storie che parlavano di sacrifici umani, appetiti innaturali e orge pazze: lei non ci avrebbe mai creduto. Il suo istinto vi si opponeva. I cavalieri dei draghi erano comunque uomini e lei aveva il sangue del Weyr nelle vene, sangue che aveva il medesimo colore di quello di qualsiasi altro. La recente carneficina lo aveva dimostrato.
Si fermò un istante per respirare: era quello il pericolo che aveva percepito quattro giorni prima all’alba? La battaglia decisiva per la sua riconquista della fortezza? No, concluse. C’era di mezzo qualcosa di più che una semplice vendetta.
