— Abbiamo appena finito di pranzare, nobile F’lar. Se gradisci… — propose Fax, ma la sua voce si spense subito dinnanzi al sorridente diniego di F’lar.

— Presterò i miei omaggi alla tua signora, nobile Fax — rispose, notando con silente soddisfazione che a quella risposta da protocollo la mascella dell’ospite si era irrigidita.

F’lar si stava divertendo da morire. Quando era stata effettuata l’ultima Cerca, che aveva avuto come risultato quell’incompetente di Jora, non era ancora venuto al mondo. Ma si era documentato e aveva letto le Antiche Cronache, nelle quali erano raccontati i sistemi escogitati per confondere quei nobili che rinchiudevano le loro donne all’arrivo dei dragonieri. Fax non avrebbe potuto negare a F’lar l’incontro con la dama senza insultarlo tanto gravemente da arrivare a un duello all’ultimo sangue.

— Non vorresti vedere prima il tuo alloggio? — replicò Fax.

F’lar si tolse dalla manica un invisibile granello di polvere e scosse il capo.

— Prima il dovere — rispose sollevando le spalle in un gesto di rincrescimento.

— Certo — rispose secco Fax precedendolo a passi decisi e sbattendo i tacchi per dare sfogo alla rabbia.

I due fratellastri lo seguirono più lentamente. Varcarono l’ingresso a doppi battenti fatti di pannelli metallici ed entrarono nella grande sala scavata nella roccia. I servi che stavano sparecchiando la grande tavola a forma di U, agitati per la presenza dei due dragonieri, fecero cadere delle stoviglie. Fax aveva raggiunto l’altro lato della sala e attendeva impaziente di fronte a una porta di pietra, l’unica via d’accesso alle parti interne della fortezza scavate come il resto nella roccia per una maggior sicurezza.

— Non mangiano poi tanto male — osservò distratto F’nor indicando a F’lar gli avanzi rimasti sul tavolo.

— Meglio che al Weyr, a quanto sembra — rispose asciutto F’lar, mettendosi una mano sulla bocca alla vista di due servi che barcollavano sotto il peso di una carcassa mezza divorata appoggiata su un vassoio.



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