
Gene Wolfe
La cittadella dell’Autarca
Alle due e mezza del mattino, se apri la finestra ed ascolti, sentirai i passi del Vento che sta andando a chiamare il sole.
E gli alberi nell’ombra frusceranno, e gli alberi sotto la luce lunare brilleranno, e, sebbene sia ancora notte, scura e fonda, sentirai che la notte è finita.
I
IL SOLDATO MORTO
Non avevo mai visto la guerra, né avevo parlato con qualcuno che vi avesse partecipato, ma ero giovane, sapevo qualcosa della violenza, e così credevo che la guerra non sarebbe stata per me altro che una nuova esperienza, come anche altre cose… il possedere autorità a Thrax, per esempio, o la mia fuga dalla Casa Assoluta… erano state esperienze nuove.
La guerra non è una nuova esperienza, è un mondo nuovo. I suoi abitanti sono più differenti dagli esseri umani di quanto lo fossero stati Famulimus ed i suoi amici. Le sue leggi sono nuove, e persino la sua geografia lo è, perché è una geografia in cui insignificanti colline e depressioni ricevono sovente un’importanza pari a quella delle città. Come la nostra familiare Urth contiene mostruosità sul tipo di Erebus, Abaia ed Arioch, così il mondo della guerra è percorso da mostri chiamati battaglie, le cui cellule sono individuali ma posseggono una vita ed un’intelligenza proprie, ed a cui ci si avvicina attraverso un sempre maggiore infittirsi di meraviglie.
Una notte, mi destai prima dell’alba. Tutto sembrava immobile, ed io ebbi paura che qualche nemico mi si fosse avvicinato, tanto che la mia mente si era destata per la sua malvagità. Mi alzai e mi guardai intorno. Le colline erano sperdute nel buio, ed io mi trovavo in un nido d’erba alta, un nido che mi ero fatto calpestando l’erba per giacervi. I grilli cantavano.
Qualcosa attirò il mio sguardo, lontano, a nord: un lampo, pensai, di colore violetto, appena al di sopra dell’orizzonte.
