
Continuai a rimanere in piedi per un turno di guardia o forse più, ricompensato di tanto in tanto da quei misteriosi bagliori. Alla fine, dopo essermi accertato che essi si trovavano ad una grande distanza e che non si avvicinavano, e che inoltre la loro frequenza era costante, uno ogni cinquecento battiti del mio cuore, tornai a distendermi. E, poiché ero ormai del tutto sveglio, mi resi allora conto del fatto che il terreno stava tremando molto leggermente sotto di me.
Quando mi destai di nuovo, il mattino successivo, era tutto finito. Osservai con cura l’orizzonte per qualche tempo, mentre camminavo, ma non vidi nulla che mi turbasse. Erano trascorsi due giorni dall’ultima volta che avevo mangiato, e non avevo più fame, anche se ero consapevole di non possedere la mia forza solita. Due volte, quel giorno, m’imbattei in piccole abitazioni in rovina, ed entrai in ciascuna di esse alla ricerca del cibo. Se era stata lasciata qualcosa, l’avevano già presa da tempo: perfino i topi se n’erano andati. La seconda casa aveva un pozzo, ma vi era stata gettata dentro da qualche tempo qualche carogna, ed in ogni caso non c’era modo di attingere l’acqua puzzolente. Proseguii, desiderando qualcosa da bere ed anche un bastone migliore dei rami marci di cui mi stavo servendo. Quando avevo usato Terminus Est come bastone, sulle montagne, avevo imparato come fosse più facile camminare con l’aiuto di un sostegno.
Verso mezzogiorno, m’imbattei in un sentiero e lo seguii, e, poco dopo, sentii un rumore di zoccoli.
