Non venne nessuno… o, almeno, nessuno che fossi in grado di vedere. Il vento sospirava leggermente fra le cime degli alberi, e la mosca sembrava scomparsa. Forse ciò che avevo udito non era altro che un cervo che balzava nell’oscurità. Avevo viaggiato per tanto tempo senza un’arma che mi permettesse di cacciare, che mi ero quasi dimenticato di quella possibilità, ma adesso esaminai il falcione, sorprendendomi a desiderare che si trattasse invece di un arco.

Qualcosa si agitò dietro di me ed io mi volsi a guardare.

Era il soldato: un tremito sembrava essersi impadronito di lui, e, se non avessi visto il suo cadavere, avrei pensato che stesse morendo allora. Le mani gli tremavano ed aveva un rantolo in gola. Mi chinai e gli toccai la faccia: era fredda come prima, ed avvertii l’improvvisa necessità di accendere un fuoco.

Nello zaino non avevo trovato il necessario per farlo, ma sapevo che ogni soldato doveva disporne. Gli frugai le tasche e trovai qualche aes, una meridiana portatile con cui stabilire l’ora, una pietra focaia ed un’esca. Il legname era abbondante sotto gli alberi, e c’era anzi il pericolo che lo incendiassi tutto. Sgombrai un piccolo spazio con le mani, accumulai nel centro i frammenti di legno, li accesi, quindi aggiunsi qualche ramo marcito, che spezzai e disposi sopra i trucioli.

La luce del fuoco si rivelò maggiore e presto sarebbe sceso il buio. Osservai il morto: le sue mani non tremavano più ed egli giaceva in silenzio. La carne della sua faccia sembrava più calda, ma senza dubbio ciò era dovuto solo all’effetto del fuoco.



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