L’aria era rimasta immota fin dal primo mattino, ma ora una debole brezza prese a soffiare, rinfrescandomi le guance, agitando le foglie ed impadronendosi del pezzo di carta che avevo estratto dallo zaino del soldato morto, spingendolo attraverso la radura e mandandolo a fermarsi contro un albero. Sempre masticando e deglutendo, lo inseguii e lo raccolsi: era una lettera, che il soldato non aveva avuto occasione di spedire o forse di completare. La calligrafia era angolare e più minuta di quanto mi sarei immaginato, anche se questo poteva essere dovuto alla sua ansia di raccogliere molte parole sul piccolo foglio, che sembrava essere l’ultimo in suo possesso.


O mia adorata, ci troviamo ad un centinaio di miglia a nord del luogo da cui ti ho scritto l’ultima volta, avendo avanzato a tappe forzate. Abbiamo abbastanza da mangiare e stiamo caldi di giorno, anche se talvolta le notti sono fredde. Makar, di cui ti ho parlato, si è ammalato ed ha avuto il permesso di rimanere indietro. Molti altri hanno preteso allora di essere malati, ma sono stati costretti a marciare dinanzi a noi senza armi, con zaini doppi e sotto sorveglianza. In tutto questo tempo non abbiamo visto traccia degli Asciani, e ci è stato detto che essi si trovano ancora a parecchi giorni di marcia da qui. I sedizionisti hanno ucciso tre sentinelle per tre notti di fila, fino a quando non abbiamo disposto tre uomini per ciascuna postazione e tenuto pattuglie in movimento fuori dal campo. Sono stato assegnato ad una di queste pattuglie durante la prima notte, e l’ho trovato un compito molto pericoloso, perché temevo che uno dei miei compagni potesse abbattermi nel buio. Ho passato il tempo inciampando nelle radici ed ascoltando i canti intorno al fuoco…

«Quando domani sera dormiremo, Sarà su un macchiato terreno, Quindi stanotte tutti molto berremo, E che la coppa amica circoli in un baleno.


8 из 313