
La lanterna emise una luce giallastra, spettrale, che mi abbagliò e praticamente servì solo ad aumentare le ombre. Mi allontanai di qualche passo, per non disabituare gli occhi all’oscurità e intanto sgranchirmi. Avevo le braccia sporche di terriccio, mi sentivo più nervoso che mai. Da quella distanza, la fiamma della lanterna era più grossa e debole. I miei compagni erano sagome nere; i due con il badile erano sotto fino alla cintola. Mi trovai davanti alla fossa di una tomba lasciata aperta; sobbalzai e tornai in fretta nel cerchio di luce della lanterna, con il fiato grosso.
Gabby, che superava appena con la testa il mucchio di terriccio già estratto, mi guardò. «Li seppellivano in profondità» disse, con voce bizzarra. Lanciò fuori un’altra palata di terra.
«Forse questo qui è già stato dissepolto» suggerì Del, guardando giù nel buco, dal quale Mando gettava fuori una manciata di terriccio a ogni colpo di badile.
«Certo» lo prese in giro Steve. «O forse l’hanno sepolto vivo ed è strisciato fuori da solo.»
«Mi fanno male le mani» disse Mando. Il manico del badile era un ramo e le sue mani non erano molto robuste.
«“Mi fanno male le mani”» piagnucolò Steve, facendogli il verso. «Allora vieni fuori di lì.»
Mando si arrampicò fuori. Steve prese il suo posto e si mise a scavare con forza; il terriccio volava nella nebbia.
Le stelle non erano ancora spuntate. Sembrava tardi, avevo freddo e una fame da lupi. La nebbia s’infittiva; la zona intorno a noi sembrava chiara, ma presto la nebbia scese anche lì, finché non fu l’unica cosa visibile per metri di distanza: una muraglia bianca. Eravamo dentro una bolla di bianco; al limitare della bolla c’erano delle sagome: lunghe braccia, teste dagli occhi ammiccanti, paia di zampe veloci…
Tum. Il badile aveva urtato qualcosa. Steve raddrizzò la schiena, appoggiato al manico, guardò in basso. Provò a dare qualche colpo, tum tum tum. «Ci siamo» dichiarò a voce alta. Riprese a spalare terriccio. Dopo un poco, disse: «Spostate la lanterna da questa parte.» Mando la tenne sospesa sopra la fossa. La luce mi mostrò il viso dei miei compagni, sudato, striato di sporco, nel quale risaltava il bianco degli occhi. Anch’io avevo le braccia sporche di terra fino al gomito.
