
«Ma va’…» protestò Steve.
«Dico sul serio! Era proprio così. Siete stati lassù, avete visto le rovine… vorreste dirmi per caso che non buttavano argento nel terreno insieme con i loro morti?»
«Ma perché?» domandai. «Perché la maschera d’oro e tutto il resto?»
«Perché erano americani.» Sorseggiò il tè. «E questo era il meno, vi dico.» Per qualche minuto guardò intensamente dalla finestra, perso nei ricordi. «Viene la pioggia» disse. Per un altro minuto sorseggiò il tè, in silenzio. «Come mai vi è venuta tutta questa voglia d’argento?»
Lasciai che fosse Steve a rispondere, visto che l’idea era stata sua.
«Per scambiarlo» rispose Steve. «Per procurarci quello che vogliamo, ai raduni. Per andare da qualche parte, magari giù lungo la costa, e avere qualcosa da scambiare per procurarci il cibo.» Diede un’occhiata al vecchio, che lo fissava attentamente. «Per viaggiare, come facevi tu.»
Il vecchio non raccolse l’insinuazione. «Ci si procura tutto quel che si vuole, scambiando i prodotti del proprio lavoro. I pesci, nel tuo caso.»
«Ma non si può andare dove si vuole! Non si viaggia portandosi il pesce sulla schiena!»
«Tanto, non si può più viaggiare. A quanto sembra, hanno fatto saltare tutti i ponti di una certa importanza. E se riesci ad andare da qualche parte, i locali ti ucciderebbero per rubarti l’argento, probabilmente. E anche se fossero persone oneste, prima o poi finiresti l’argento e saresti costretto a lavorare di nuovo, là dove ti trovi. Scavare pozzi neri, o cose del genere.»
