«Dove vuoi arrivare riempiendoci la testa di menzogne, vecchio figlio di puttana?» disse Steve, scuotendo Tom avanti e indietro con rabbia sincera.

«E tu dove vuoi arrivare, irrompendo in casa mia a questo modo?» Tom perse subito il piacere del solito divertimento. «E poi, quando mai ti ho detto menzogne?»

Steve sbuffò. «E quando mai non le hai dette? Ci hai raccontato che i morti li seppellivano in bare listate d’argento. Ora sappiamo che è una menzogna, perché ieri notte siamo stati a San Clemente, abbiamo dissepolto una bara e c’era solo plastica.»

«Che storia è questa?» Tom guardò dalla mia parte. «Cos’avete fatto?»

Gli raccontai della spedizione a San Clemente. Quando arrivai alla storia delle maniglie, cominciò a ridere; si abbandonò sulla poltrona e rise, hii, hiii, hi hi hiiii, per tutto il resto del racconto, compreso l’inseguimento degli sciacalli accompagnato dall’ululato di sirena.

Steve rimase in piedi: incombeva su di lui, mandava fiamme dagli occhi. «Così ora sappiamo che dici menzogne, chiaro?»

«Hiiiii, hi hi hi hi hi hi.» Un paio di colpi di tosse. «Niente menzogne, ragazzi; solo la verità, dice il vecchio Tom Barnard. State a sentire… perché secondo voi le maniglie della bara erano color argento?» Steve mi lanciò un’occhiata significativa. «Perché di solito erano d’argento, ovviamente. Avete disseppellito un poveraccio morto senza un soldo. La famiglia gli ha comprato una bara a buon mercato. Ma come mai vi siete messi a disseppellire bare?»

«Volevamo l’argento» disse Steve.

«Sfortuna nera.» Si alzò a prendere un’altra tazza, la riempì fino all’orlo. «Ti dico che la maggior parte la seppellivano avvolta nell’argento. Siedi, Stephen, bevi una tazza di tè.» Steve tirò più vicino una piccola sedia di legno, sedette e cominciò a sorbire l’infuso.



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