Il globo trasparente era avvolto da una rete geodetica di montanti di acciaio inossidabile che sostenevano 9.600 tubi fotomoltiplicatori, ognuno dei quali terminava con una parabola riflettente rivolta verso il centro della sfera. Tutto questo — l'acqua pesante, il globo di acrilico che la conteneva e la struttura geodetica che lo avvolgeva — era raccolto in una cavità a forma di botte alta dieci piani, scavata nella norite. La gigantesca caverna era riempita sin quasi alla sommità di acqua normale, purissima.

Louise sapeva bene che i due chilometri di roccia dello scudo canadese che separavano la caverna dalla superficie servivano a proteggere l'acqua pesante dall'azione dei raggi cosmici, mentre lo strato di acqua normale assorbiva le radiazioni naturali emanate dalle piccole quantità di uranio e di torio presenti nella roccia circostante, evitandone così il contatto con l'acqua pesante. In realtà, a parte i neutrini, particelle subatomiche infinitesimali che Louise stava studiando, nulla poteva penetrare sino all'acqua pesante. Ogni secondo trilioni di neutrini piombavano sulla terra, e di fatto soltanto un neutrino poteva passare attraverso un blocco di piombo dello spessore di un anno-luce e avere solo il cinquanta per cento di possibilità di entrare in collisione con qualcosa.

Eppure, poiché il sole emana un'enorme quantità di neutrini, potevano verificarsi sporadiche collisioni, e in tal caso l'acqua pesante era un bersaglio ideale. Infatti ogni nucleo di idrogeno di acqua pesante contiene un protone (il costituente ordinario di un nucleo d'idrogeno) e un neutrone. Quando un neutrino entra in collisione con un neutrone questo decade, rilasciando a sua volta un protone, un elettrone e un lampo di luce che può essere rilevato dai tubi fotomoltiplicatori.

Quando scattò l'allarme del sistema preposto alla localizzazione dei neutrini, le brune sopracciglia arcuate di Louise non si mossero.



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