«Forza!» disse Paul correndo verso la porta che dava sulla piattaforma. Le telecamere, collegate ai videoregistratori, avrebbero filmato tutto.

«Aspetta» lo fermò Louise, che si precipitò nella sala di controllo, afferrò un ricevitore e digitò un numero interno preso da una lista appesa al muro.

Dopo due squilli rispose una voce dall'accento giamaicano. «Il dottor Montego? Sono Louise Benoit, dall'Osservatorio di Sudbury. Un uomo sta annegando nella camera di rilevamento.»

«Un uomo sta annegando?» fece eco Montego. «Ma come è finito lì dentro?»

«Non lo sappiamo. Faccia presto!»

«Vengo subito.» Louise riattaccò e si precipitò verso la stessa porta blu superata poco prima da Paul, che nel frattempo si era richiusa. Conosceva a memoria la scritta:


CHIUDERE LA PORTA ATTENZIONE! CAVI AD ALTA TENSIONE VIETATO INTRODURRE APPARECCHIATURE ELETTRONICHE NON AUTORIZZATE CONTROLLO QUALITÀ DELL'ARIA ACCESSO VIETATO AL PERSONALE NON AUTORIZZATO

Afferrò la maniglia, apri la porta e si ritrovò sull'ampia piattaforma di metallo.

In un angolo c'era una botola che dava nella camera di rilevamento, sigillata dopo che i lavori erano stati ultimati. Con sua grande sorpresa, constatò che i quaranta bulloni che serravano la porta erano intatti, e… non c'era altro modo per entrare lì dentro…

Le mura intorno alla piattaforma erano ricoperte da lamine di plastica verde scuro che la isolavano dai frammenti rocciosi. Alcune postazioni di computer erano allineate lungo le pareti, altre erano sistemate su delle mensole. Il soffitto era rinforzato con lunghe travi di acciaio, dalle quali pendevano decine di condotti e tubi di polipropilene. All'estremità opposta Paul stava rovistando freneticamente su una delle mensole, forse alla ricerca di una chiave adatta a smontare i bulloni.



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