Il metallo strideva come in preda a tormenti. Louise corse verso la botola, pur consapevole che senza attrezzi avrebbe potuto fare ben poco per aprirla. Un tuffo al cuore: i bulloni schizzarono via come impazziti, producendo un fragore simile a una raffica di mitragliatrice. La botola rinculò con violenza sui cardini, spalancandosi con un rimbombo fragoroso. Louise tentò di spostarsi dalla traiettoria, ma fu colpita da un getto di acqua gelida che la inzuppò tutta.

La sommità della camera di rilevamento si riempì all'istante di azoto, e il getto d'acqua si affievolì subito. Louise si avvicinò all'apertura e guardò di sotto, trattenendo il respiro. L'interno era illuminato dai riflettori accesi da Paul. L'acqua era chiarissima: si vedeva il fondo, trenta metri più sotto. Dato che l'indice di rifrazione dell'acrilico è quasi identico a quello dell'acqua, la visuale non era chiara, tanto che Louise riusciva appena a distinguere l'enorme sezione concava della sfera. Le parti della struttura che adesso erano separate, ancorate al tetto con cavi di fibra sintetica, e questo aveva impedito che affondassero sul fondo della struttura geodetica. La piccola apertura della botola consentiva una prospettiva limitata, e Louise non riusciva a scorgere l'uomo che stava affogando.

«Merde!» Le luci all'interno della camera di rilevamento si erano improvvisamente spente. «Paul!» gridò. «Che stai facendo?»

A causa del rumore dei sistemi dell'aria condizionata e dello sciabordio dell'acqua presente nell'enorme caverna, la voce di Paul, proveniente adesso dalla sala di controllo, era appena percettibile. «Se quell'uomo è ancora vivo» gridò di rimando «vedrà le luci della piattaforma attraverso la botola.»

Louise annuì. In effetti, l'unica cosa che un essere umano avrebbe potuto vedere da lì sotto, nell'immenso soffitto buio, era la luce che filtrava da un'apertura quadrata larga un metro.



6 из 298