Il piccolo embrione di universo prese a muoversi lentamente, inclinandosi…

Galder cercò di gridare, ma la voce si rifiutò di uscirgli.

La forma si espandeva adagio, ma con la forza di un’esplosione.

Lui la guardava pieno di orrore, poi di meraviglia, mentre la forma lo attraversava leggera come un pensiero. Sollevò una mano e rimase a contemplare i pallidi fantasmi di strati rocciosi scorrergli silenziosi attraverso le dita.

La Grande A’Tuin era già affondata pacificamente sotto il livello del pavimento, più larga di una casa.

Dietro a Galder, i maghi erano immersi fino al petto nei mari. Una barca più piccola di un ditale attirò lo sguardo di Galder per un momento, prima di essere trasportata via attraverso la parete dalla corrente.

— Al tetto! — riuscì a gridare il mago, puntando in alto un dito tremante.

I maghi ai quali erano rimasti abbastanza buonsenso per pensare e abbastanza fiato per correre lo seguirono, procedendo veloci attraverso continenti che varcavano come nevischio la solida pietra.

Era una notte tranquilla, colorata dalla promessa dell’alba. La luna crescente stava tramontando. Ankh-Morpork, la più grande città delle terre intorno al Mare Circolare, riposava.

Affermazione non del tutto vera.

Da un lato, i quartieri della città che di solito svolgevano attività quali, per esempio, vendere verdure, ferrare cavalli, intagliare piccoli squisiti ornamenti di giada, cambiare denaro e fabbricare tavoli, in complesso, dormivano. A meno che gli abitanti non soffrissero d’insonnia. O, come succede, si fossero alzati di notte per recarsi in bagno. D’altro lato, molti cittadini meno osservanti delle leggi erano svegli e occupati, per esempio, a scavalcare finestre che non gli appartenevano, a tagliare gole, a derubarsi, ad ascoltare musica a tutto volume in cantine fumose e in generale a divertirsi un sacco. Ma quasi tutti gli animali erano addormentati, a eccezione dei ratti. E anche dei pipistrelli, naturalmente. Quanto agli insetti…



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