Ma ora lei era lì vicino; la donna sorrise allo stesso modo ed aveva gli stessi capelli di un tempo, fini e scuri, che le cadevano sulle spalle come una cascata scintillante più nera di una notte in un mondo esterno. Indossava un pullover bianco col collo a tartaruga e pantaloni con cintura di robusta tela camaleontina che ora era sbiadita nel colore nero della notte. Sul capo aveva una spessa fascia, così come già amava portare su Avalon. Ora aveva anche un braccialetto che un tempo non portava. Sarebbe stato più giusto chiamarlo avambraccialetto. Era un oggetto massiccio di freddo argento in cui era stata incastonata della giada che le copriva tutto l’avambraccio sinistro. La manica del pullover era stata arrotolata in su, allo scopo di farlo notare.

«Sei dimagrito, Dirk», disse lei.

Dirk si strinse nelle spalle ed infilò le mani nelle tasche della giacca. «Sì», disse lui. Per la verità era quasi emaciato, anche se le spalle erano un po’ curve per la sua abitudine di camminare ingobbito. Gli anni lo avevano invecchiato e non lo avevano risparmiato; i suoi capelli ora erano più grigi che castani, mentre un tempo era stato ben diverso e lui li portava quasi lunghi come quelli di Gwen, ma i suoi erano una massa di riccioli e di onde.

«Tanto tempo», disse Gwen.

«Sette anni standard», rispose lui scuotendo il capo. «Non pensavo che…».

L’altro uomo, lo straniero in attesa, allora tossicchiò, come se volesse ricordar loro che non erano soli. Dirk alzò gli occhi e Gwen si voltò. L’uomo si avvicinò e si chinò con deferenza. Piccolo, paffuto e biondissimo — aveva i capelli che sembravano quasi bianchi — indossava un abito di seta dai colori smaglianti, verde giallo ed un piccolo cappello nero lavorato a maglia che rimase fermamente al suo posto malgrado il profondo inchino.

«Arkin Ruark», disse a Dirk.

«Dirk t’Larien».

«Arkin lavora con me al progetto», disse Gwen.



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