«Ah», disse Dirk. «Però pensavo che avrei potuto stare con te, Gwen».

Lei non fu in grado di guardarlo per qualche istante. Guardava Ruark, poi guardò per terra, il nero cielo notturno, quindi fissò lo sguardo su di lui. «Forse», disse, senza più sorridere adesso, con tono di voce misurato. «Ma non subito. Non penso che sarebbe la cosa migliore. Ma andremo a casa. Abbiamo l’auto».

«Da questa parte», intervenne Ruark, prima che Dirk potesse dire una parola. C’era qualcosa di molto strano. Si era immaginato il loro incontro per centinaia di volte a bordo del Tremito durante i lunghi mesi di viaggio ed a volte lo aveva immaginato tenero ed appassionato, a volte era stato un confronto iroso e spesso era stato commovente… ma non era mai stata una cosa come questa, goffa e spigolosa, con un estraneo sempre presente durante il colloquio. Cominciava a chiedersi chi fosse esattamente Arkin Ruark e se i suoi rapporti con Gwen fossero proprio quelli che loro avevano detto. Del resto, non avevano quasi detto niente. Non sapeva che cosa dire o pensare, perciò si strinse nelle spalle e li seguì verso la loro aerauto.

Camminarono ben poco. Quando Dirk vide l’auto ne fu molto sorpreso. Aveva visto un mucchio di aerauto durante i suoi viaggi, ma nessuna come questa; gigantesca e grigia come il ferro, con ali triangolari e curve che parevano muscoli. Pareva una cosa viva, come una grande manta aerea costruita di metallo. Tra le ali era stata ricavata una piccola cabina con quattro posti e sotto la punta delle ali si vedevano luccicare delle barre dall’aspetto sinistro.

Dirk fissò Gwen e indicò gli apparati. «Non sono laser?».

La donna annuì, sorridendo appena un po’.

«Cosa accidenti è?», chiese Dirk. «Si direbbe una macchina da guerra. C’è pericolo di essere assaliti dagli Hrangani? Non ho più visto una cosa del genere dalla mia ultima visita ai musei di Avalon».



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