
Gwen rise, gli prese la valigia e la gettò sul sedile posteriore. «Sali, su», gli disse. «Si tratta di un’aerauto perfettamente funzionante costruita su Alto Kavalaan. È solo da poco che hanno cominciato a costruirle. È fatta in modo che abbia l’aspetto di un animale, la banscea nera. Si tratta di un predatore volante che viene considerato l’animale fratello dell’Unione di Ferrogiada. Ha un posto importante nelle loro tradizioni, quasi un simbolo totemico».
Gwen salì a bordo e si pose dietro alla barra di guida e Ruark la seguì un po’ goffamente, scavalcando un’ala per passare dietro. Dirk non si mosse. «Ma ha i laser!», insistette.
Gwen sospirò. «Non sono collegati e non lo sono mai stati. Tutte le auto costruite su Alto Kavalaan hanno delle armi di un qualche tipo. La loro cultura lo richiede. E non solo la cultura dei Ferrogiada, ma anche quella dei Rossacciaio, dei Braith e della Fortezza di Scianagate».
Dirk girò attorno all’auto e si issò accanto a Gwen ma aveva il viso cadaverico. «Che cosa?».
«Si tratta delle quattro coalizioni di granlega di Kavalar», lei gli spiegò. «Devi immaginarle come delle piccole nazioni, oppure delle grandi famiglie. Sono un po’ tutte e due le cose».
«Ma perché i laser?».
«Alto Kavalaan è un pianeta violento», rispose Gwen.
Ruark fece una risatina secca. «Ah, Gwen», disse. «Questo è essenzialmente falso, essenzialmente!».
«Falso?» scattò lei.
«Sì», disse Ruark. «Sì, essenzialmente, perché ciò che dici è quasi la verità, ma una mezza verità, non tutta ed è peggio di una bugia completa».
Dirk si voltò sul suo sedile per fissare il Kimdissi paffuto e biondo. «Che?».
«Alto Kavalaan era un pianeta violento, vero. Ma ora, per la verità, i violenti sono i Kavalari. Si tratta di gente ostile, tutti quanti, spesso sono xenofobi, razzisti. Orgogliosi e gelosi. Con tutte le loro storie di granguerre ed il loro codice duellesco, sì, è proprio per quella ragione che le auto dei Kavalari hanno i laser. Per combatterci, mentre volano! La metto in guardia t’Larien…».
