
Poi nel 446-di, un astronomo di Lupania si mise a studiare Worlorn e per la prima volta ci fu qualcuno che si prese la briga di mettere insieme tutte le coordinate. A questo punto le cose cambiarono. L’astronomo Lupano si chiamava Ingo Haapala e quando uscì dalla stanza del computer era enormemente eccitato come spesso succede ai Lupani. Perché Worlorn era destinato ad avere un giorno… un giorno lungo e luminoso.
La costellazione chiamata Ruota di Fuoco splendeva nel cielo di tutti i mondi dello spazio esterno; la sua meravigliosa particolarità era già nota fin dai tempi di Vecchia Terra. Il centro del sistema era una rossa supergigante, il Mozzo, Occhiodaverno, il Grasso Satana… aveva una decina di nomi. In orbita attorno, equidistanti tra di loro, sistemate in maniera perfetta, come se fossero sei birilli di fuoco che corressero in un’unica scanalatura, c’erano le altre stelle: i Soli Troiani, i Figli di Satana, la Coronadaverno. I nomi non erano importanti. La cosa importante era la Ruota, sei stelle di media dimensione che rendevano omaggio alla loro vasta madre rossa: si trattava del più improbabile e stabile tra i sistemi multipli che mai fossero stati scoperti. La Ruota fece sensazione per una settimana, un mistero nuovo per un’umanità ormai stufa dei vecchi misteri. Sui mondi più progrediti gli scienziati costruirono teorie per spiegare la cosa; al di là del Velo Tentatore nacque un culto ed uomini e donne parlarono di una razza scomparsa formata da ingegneri stellari che avevano saputo muovere soli interi per costruire un monumento a se stessi. Le speculazioni scientifiche e le superstizioni crebbero febbrilmente per alcune decadi, poi cominciarono a svanire; poco tempo dopo, l’intera faccenda era stata dimenticata.
