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Dietro la finestra l’acqua sbatteva contro i pali che sostenevano le passatoie di legno lungo il canale. Dirk t’Larien sollevò gli occhi e guardò una barca nera e bassa che passava lentamente sotto la luce della luna. Una figura solitaria era posta a poppa, in piedi, piegata su di un palo nero e sottile. L’immagine si stagliava in maniera assai netta, perché la luna di Braque si stava alzando nel cielo, grande come un pugno chiuso e luminosissima.
Dietro l’astro c’era calma e tenebra fumosa, una cortina di polvere e gas, pensò lui. Il Velo Tentatore.
Il principio venne di gran lunga dopo la fine: una gemma mormorante.
Era avvolta in strati di argento e di morbido velluto scuro, così come lui l’aveva data alla donna, anni prima. Quella notte l’uomo aprì il pacchetto, seduto presso la finestra della sua stanza che si affacciava sul largo canale su cui affiorava il sudiciume, dove i mercanti spingevano instancabilmente con i lunghi pali barconi pieni di frutta. La gemma era proprio come se la ricordava Dirk: rosso scura, striata di sottili linee nere, fatta a forma di lacrima. Gli venne in mente il giorno in cui l’éspero la tagliò per loro, quando si trovavano su Avalon.
Passò gran tempo prima che si decidesse a toccarla.
Era liscia e freddissima a contatto con la punta delle dita e, nel profondo del suo cervello, mormorava. Ricordi e promesse che lui non aveva scordato.
