Non si trovava su Braque per una ragione speciale, e non riusciva a capire come avessero fatto a rintracciarlo. Eppure c’erano riusciti e Dirk t’Larien aveva riavuto il suo gioiello.

«Gwen», disse piano, solo a se stesso, solo per ridar forma ancora una volta alla parola e sentire il familiare calore sulla punta della lingua. La sua Jenny, la sua Ginevra, protagonista di perduti sogni.

Erano passati sette anni standard, pensò lui, mentre le sue dita accarezzavano la gemma fredda, freddissima. Ma pareva che fossero trascorse sette intere vite. E tutto era finito. Che cosa poteva volere lei da lui adesso? L’uomo che lei aveva un tempo amato, l’altro Dirk t’Larien, quello che-faceva-promesse e quello che-donava-gioielli era da tempo morto.

Dirk alzò una mano per allontanare una nuvola di capelli grigio-bruni dagli occhi. Ed ecco che improvvisamente, senza alcuna ragione, si ricordò del gesto con cui Gwen gli allontanava i capelli dalla fronte quando aveva intenzione di baciarlo.

Allora si sentì stanchissimo, e assai solo. Il cinismo che aveva amorevolmente costruito attorno a sé, ebbe a vacillare ed un gran peso gli cadde sulle spalle, uno spettro, il peso della persona che lui era stato un tempo e che adesso non era più. Era davvero cambiato in tutti questi anni e si era detto che stava diventando più saggio, ma adesso tutta la sua saggezza pareva diventata aspra. Pensò a tutte le promesse che lui aveva spezzato, ai sogni che aveva messo da parte e poi smarrito, agli ideali con cui era venuto a dei compromessi, il suo splendido futuro perduto nel tedio e nel decadimento.

Perché lei glielo aveva fatto ricordare? Era passato troppo tempo, gli erano capitate troppe cose… probabilmente era successo ad entrambi. Tra l’altro, lui non aveva mai davvero creduto che lei avrebbe usato la sua gemma mormorante.



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