Lindsay era ancora sotto l’effetto delle droghe, a causa della brevità del viaggio. Un cavo ad alimentazione a goccia venne inserito nella piegatura del suo braccio destro, rianimandolo. Neri dischi adesivi, biomonitori, gli punteggiavano la pelle nuda. Condivideva la stanza con una telecamera per il controllo a distanza. Il videosistema da caduta libera aveva due braccia cibernetiche mosse da pistoni.

Gli occhi grigi di Lindsay si aprirono. Erano velati. Il suo bel viso, con la pelle chiara e le sopracciglia arcuate dal disegno elegante, aveva l’espressione molle dello stordimento. I capelli scuri, scarmigliati, gli ricadevano sugli alti zigomi dove c’erano ancora alcune tracce di belletto vecchie di tre giorni.

Le braccia gli tremarono quando gli stimolanti cominciarono a fare effetto. Poi, d’un tratto, tornò in sé. Il suo addestramento lo travolse come un’ondata fisica, con una tale repentinità che i denti sbatterono per lo spasimo. Il suo sguardo spazzò l’intera stanza, vivido di un allarme innaturale. I muscoli del suo viso si mossero in un modo che avrebbe dovuto risultare impossibile per qualunque volto umano, e d’un tratto sorrise. Si esaminò e, rivolto alla telecamera, tornò a sorridere con aria tranquilla e tollerante urbanità.

L’aria stessa parve riscaldarsi per l’improvvisa radiosità del suo bonario cameratismo.

Il cavo infilato nel suo braccio si disimpegnò e, con un guizzo da serpente, rientrò nella parete. La telecamera parlò.

— Sei Abelard Malcolm Tyler Lindsay. Dalla Repubblica Corporativa Circumlunare del Mare della Serenità. Cerchi asilo politico. Non hai materiali biologici attivi nel tuo bagaglio o impiantati sulla tua persona. Non porti esplosivi o sistemi software da attacco. La tua flora intestinale è stata sterilizzata e sostituita da microbi standard zaibatsu.



8 из 391