PARTE PRIMA

Zona dei cani solari

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Zaibatsu Circumlunare del Popolo del Mare della Tranquillità 27-12-’15

Spedirono Lindsay in esilio a bordo del tipo più economico possibile di tinozza. Per due giorni rimase cieco e sordo, stordito dalle droghe, il suo corpo impacchettato in una spessa matrice di pasta da decelerazione.

Lanciata dal condotto adibito a carico e scarico delle merci della Repubblica, la tinozza si portò con cibernetica precisione nell’orbita polare di un altro circumlunare. Ce n’erano dieci, di questi mondi artificiali. Era stato dato loro il nome dei mari e dei crateri lunari che avevano fornito il materiale grezzo per la loro costruzione. Erano state le prime nazioni-stato a rompere ogni rapporto con la Terra esausta. Per un secolo la loro alleanza lunare era stata il nesso della civiltà, e il traffico commerciale fra quei “Mondi Concatenati” aveva conosciuto punte di estrema intensità.

Ma da quei giorni gloriosi, i progressi compiuti nello spazio profondo avevano eclissato la Concatenazione, e il circondario lunare era diventato fuorimano. La loro alleanza si era sfasciata, cedendo il posto a uno stizzito isolamento e a un declino tecnico. I circumlunari erano caduti in basso, e nessuno era caduto più in basso di quelli del luogo dove Lindsay era stato esiliato.

Le telecamere osservarono il suo arrivo. Espulso dal portello di attracco della tinozza, galleggiò nudo nella camera doganale a caduta libera dello Zaibatsu Circumlunare del Popolo del Mare della Tranquillità. La camera esibiva l’opaco acciaio lunare, con strisce sbrindellate di resine epossidiche là dove i pannelli di rivestimento erano stati strappati via. Un tempo quella era stata una stanza per le coppie in luna di miele, dove i novelli sposi potevano folleggiare in caduta libera. Adesso era stata squallidamente trasformata in una burocratica area di controllo per la dogana.



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