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Preludio
Erano le otto sul meridiano di Greenwich. In Inghilterra si levava il sole invernale del 7 gennaio 1964. Per tutta la terra, in lungo e in largo, la gente tremava nelle case mal riscaldate, leggendo i giornali del mattino, mangiava la colazione e mugugnava contro il tempo che, a dire il vero, da qualche giorno era proprio infame.
A sud il meridiano di Greenwich traversa la Francia meridionale, i Pirenei nevosi e l’estremo angolo orientale della Spagna. Poi quella linea immaginaria scorre ad ovest delle Baleari, dove certa saggia gente del nord passava le vacanze invernali: su una spiaggia di Maiorca un’allegra comitiva tornava dal bagno del primo mattino. Poi traversa l’Atlantico del Nord e il Sahara.
Il meridiano di Greenwich, che fra tutti è il più importante, prosegue poi verso l’Equatore attraverso il Sudan francese, Ashanti e la Costa d’Oro, dove, lungo il fiume Volta, si stava costruendo un nuovo impianto per la lavorazione dell’alluminio. Di lì una vasta distesa di oceani, ininterrotta fino all’Antartide, dove le spedizioni di dieci Stati diversi si stavano prendendo a gomitate.
Tutta la terra a oriente di questa linea, e fino alla Nuova Zelanda, era esposta al sole. In Australia si avvicinava la sera. Fra il Nuovo Galles del sud e il Queensland l’ultima frazione del giorno si confondeva con la prima della notte. A Giava i pescatori si apparecchiavano al prossimo lavoro notturno.
Su gran parte dell’immensa distesa del Pacifico, sull’America e sull’Atlantico era notte. A New York erano le tre del mattino. La città scintillava di luci e c’era ancora molto traffico, nonostante la neve recente e il vento freddo di nord-ovest. Ma in nessun luogo della terra, in quel momento, c’era più vita che a Los Angeles. La sera era ben avanzata, quasi mezzanotte: i viali affollati, le auto lanciate in corsa sulle strade, i ristoranti ancora abbastanza pieni.
