
Centoventi miglia a sud gli astronomi di Monte Palomar avevano già cominciato il lavoro notturno. La notte era chiara e le stelle scintillavano dall’orizzonte allo zenit, tuttavia, da un punto di vista professionale, le condizioni erano scadenti, la visibilità scarsa: infatti ad alto livello c’era troppo vento. Perciò a nessuno dispiacque di lasciare gli strumenti di lavoro per lo spuntino di mezzanotte. Sul far della sera, quando già si era delineate quella condizione notturna alquanto incerta, tutti d’accordo avevano deciso di riunirsi nella cupola 48 pollici, lo Schmidt.
Paul Rogers percorse i 400 metri circa che separavano lo Schmidt dal suo 200 pollici, e trovò Bert Emerson già seduto davanti a una scodella di minestra. Andy e Jim, gli assistenti di notte, trafficavano alla cucina economica.
«Scusa se ho cominciato,» fece Emerson, «ma mi pare che stanotte non ci sarà nulla da segnalare.»
Emerson lavorava a uno speciale lavoro di rilevazione del cielo, e per questo occorrevano condizioni di visibilità ottima.
«Bert, sei fortunato. Mi pare che anche stanotte te ne potrai andare a letto presto.»
«Resto su ancora un paio d’ore. Poi, se non c’è miglioramento, rientro.»
«Minestra, pane e marmellata, sardine e caffè,» disse Andy. «Cosa preferisce?»
«Una scodella di minestra e una tazza di caffè, grazie,» disse Rogers.
«Cosa fate al 200 pollici? Adoperate la macchina da presa lenta?»
«Sì, stanotte vado avanti bene. Ci son diversi spostamenti, che voglio completare.»
Si interruppe perchè era entrato Knut Jensen: aveva dovuto fare una strada alquanto più lunga, perchè veniva dall’altro Schmidt, un 18 pollici.
Emerson lo salutò.
«Salve, Knut, c’è minestra, pane e marmellata, sardine e il caffè di Andy.»
«Grazie; per cominciare vorrei minestra e sardine.»
Il giovane norvegese era, come suol dirsi, un fusto: prese una scodella di crema di pomodori e ci versò dentro una scatola di sardine. Gli altri lo guardavano sbigottiti.
